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Redattore: Rossella Monaco Pubblicato sulla rivista online Il settimo senso
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SognHAndo con la compagnia: Ah! Theatre Illusion di Anthony Heinl e la partecipazione di Nino Mallia In questo mondo pieno di rumori, assordante di vocaboli, di parole, continue, spesso futili, automatiche, sempre più associate a prodotti da smerciare, parole che ci allontanano dalla quiete del silenzio interiore, parole come pattume superfluo, lontane dall’origine, da noi stessi, dalla meditazione, parole dette per non pensare, termini spesso ridotti a fraseggi o a sigle, Anthony Heinl e Nino Mallia ci regalano la magia, l’incanto del silenzio. Silenzio verbale. Loro si esprimono con il corpo e con gli occhi, e colpiscono dritto al cuore. Sanno far sognare e sospirare, trasformano lo spazio teatrale in un piccolo universo, dove si alternano, Heinl con il suo gruppo di teatro danza (per anni è stato primo ballerino dei Momix) e Mallia con la malìa (nomen omen) dei mimi più consumati (è stato allievo di Etienne Decroux). Heinl plasma il palcoscenico, è la sua galassia, lì danza e gioca, bravissimo e armonico è il signore degli atomi, ci da l’illusione di trasfigurare lo spazio in campi magnetici, levita e fa levitare i suoi ballerini, inverte l’ordine gravitazionale, forgia quadri cosmici dove energia e materia si ricreano in forme bizzarre e liriche. Il suo universo richiama quello letterario di Calvino, “Le Cosmicomiche” novelle spaziali in cui l’autore descrive meduse e altre creature marine in viaggio verso la luna.
Mallia è un poeta venuto da lontano, dal punto in cui passato e futuro coincidono. Si muove con grazia in un mondo percepito soltanto da lui. Una dimensione che generosamente ci palesa. E’ la magia dell’artista. Il pubblico avverte improvvisamente dischiuse le porte della percezione. Lui è il trait d’union, il viaggiatore di dimensioni, l’attore che rende visibile l’invisibile. Modella oggetti e forme, attraversa la scena come se avesse le ali ai piedi e a poco a poco il paesaggio trasparente si mostra e affascina. Mallia non usa soltanto il corpo, gli occhi sono per lui un potente mezzo di comunicazione, nella scena in cui interpreta un direttore d’orchestra alle prese con “La gazza ladra” di Rossini, muta espressione con la stessa velocità con cui si susseguono le note musicali dell’opera, passando dalla delicatezza d’animo al ghigno terribile di una Gorgone furiosa, il tutto condito con una carica di duende degna del grande spirito andaluso.
Rossella Monaco |
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